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'Gay di merda'! di Andrea Quadrani

Nel parco c’era il silenzio più assoluto.  Il buio occupava gran parte dello spazio.  La nebbia era in arrivo, preannunciatami da piccoli dolori alle ossa e piccoli brividi da umidità.  Erano solo le sei del pomeriggio ma il quadro era normale, sia per il periodo, metà dicembre, sia per la collocazione geografica del parco, in una città di pianura.  Piccoli lampioni cercavano con la loro luce, di illuminare le stradine che percorrevano il grande giardino.  Al centro di esso, vi era un parco giochi per bambini, circondato da un muro di rete metallica; mancava solo l’alta tensione, ma l’avrebbero certamente messa. Mancava poco ormai anche a questo. Come cantava il grande Lucio: ‘c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra’.  L’atmosfera, oggi come allora, è cambiata poco. Nelle teste della gente è rimasta la stessa paura, lo stesso terrore, di tutto ciò che possa turbare il normale tran tran, salvo poi lamentarsi di continuo proprio del dop...

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